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Quando ti piacerebbe smettere di lavorare?

Hai mai pensato a quando ti piacerebbe smettere di lavorare? Rifletti, ogni risposta è valida: puoi rispondere domani, oppure oggi, ma anche ieri. Oppure mai. Puoi anche non averci mai pensato, perché sei giovane e hai iniziato a lavorare da poco. Non è mai né troppo presto né troppo tardi per porsi questa domanda. Quale valore daresti ad un anno libero dal lavoro?

Se hai dei figli, prova a riflettere: a quale età saranno indipendenti da un punto di vista economico? Se non pianifichi il tuo futuro dovrai probabilmente lavorare fino a quando non potranno mantenersi da soli.
Se hai un mutuo, hai verificato che la sua durata sia coerente con la tua vita lavorativa? Meglio pianificare con attenzione per evitare di dover pagare ancora le rate del mutuo quando sarai in pensione.

Sei hai un partner, lo sai quando lui o lei andrà in pensione? Prima o dopo di te? I tempi coincidono con i vostri progetti di vita? Meglio pianificare per poter vivere la vita secondo i propri desideri!
Che rapporto hai con il tuo lavoro? Ti piace o vorresti smettere appena possibile? E il tuo settore di attività tra dieci o venti anni come funzionerà? 

L’idea di fondo è quella di provare a definire i tempi e definire i progetti importanti della tua vita, guardando alla data di pensionamento, ma anche a tante altre cose che fanno parte della tua quotidianità: i figli, gli amori, i mutui, i progetti di vita ed il rapporto con il lavoro.

Ma come si fa a pianificare il proprio il futuro e magari a provare ad anticipare il momento nel quale potremo smettere di lavorare? Con i risparmi che già abbiamo da parte, oppure con quelli che riusciremo ad accantonare anno dopo anno. Ma soprattutto con il tempo: è la risorsa gratuita più preziosa che abbiamo a disposizione. E poi ci sono possibilità offerte dalla normativa per andare in pensione anticipatamente.


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La risposta è in buona parte soggettiva: dipende dai tuoi progetti di vita, dal rapporto con il tuo lavoro, la situazione familiare, le condizioni di salute e quelle economiche.

Da un punto di vista più oggettivo si potrebbe dire che un anno libero dal lavoro, rispetto ad uno passato lavorando possa valere quanto il proprio stipendio.

Per i lavoratori dipendenti c’è un altro modo di ragionare: ogni anno in media ci sono 220 giorni lavorativi, 104 di weekend, circa 28 di ferie e 13 di festività. Ciò significa che anticipare il ritiro dal lavoro di un anno equivale poter disporre di 220 giorni liberi in più. In quanti anni di lavoro un dipendente riesce ad accumulare 220 giorni di ferie? La risposta è: in quasi 8 anni (pari a 220/28 = 7,9). Poter smettere di lavorare un anno prima significa poter godere di giorni liberi pari all’equivalente in giorni di ferie che altrimenti verrebbero accumulati in 8 anni!

Al di là degli esempi numerici, provare a dare un valore ad un anno di vita libero dal lavoro significa comprendere a cosa saremmo disposti a rinunciare oggi per poter avere più tempo libero in futuro.
Le statistiche ISTAT suggeriscono che mediamente le ragazze diventano indipendenti da un punto di vista economico intorno ai 32 anni; i ragazzi intorno ai 35 anni1. Ecco perché è importante confrontare il tempo della propria pensione con quello dell’indipendenza economica dei propri figli.

Tecnicamente non esiste una statistica ISTAT che misuri il concetto di “indipendenza”, anche perché sarebbe molto difficile farlo. Ci sono però due dati statistici che possono suggerire tale età: quella del matrimonio (per chi si sposa) e quella nella quale si diventa madri o padri (per chi ha figli). I due dati sono praticamente coincidenti: secondo ISTAT, le donne si sposano2 per la prima volta a 32,2 anni e diventano madri3 a 31,9. Gli uomini invece di sposano per la prima volta in media a 35,2 anni e diventano padri a 35,4 anni.
Per poter smettere di lavorare prima esistono alcuni strumenti previsti dalla legge. Di seguito vengono elencati i principali, con le relative caratteristiche salienti. Qualora si fosse interessati ad approfondire si suggerisce di visitare il sito dell’INPS.

Ci sono alcune possibilità, previste per tutti i lavoratori, delle quali parleremo nelle sezioni dedicate su questo sito. Si tratta di:
  • quota 100, dedicata a chi compirà almeno 62 anni di età con 38 di contribuzione entro il 31/12/2021 
  • opzione Donna, dedicata a chi ha almeno 59 anni se dipendente o 60 anni se autonoma, con 35 anni di contribuzione 
  • riscatto di laurea
  • pace contributiva
Ci sono poi una serie di agevolazioni legate all’appartenenza a particolari situazioni o categorie. Parliamo dei lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, con più di 12 mesi di contribuzione prima del compimento dei 19 anni possono andare in pensione con 41 anni di contribuzione. Si tratta di una misura rivolta a disoccupati, invalidi, assistenti persone con disabilità, appartenenti alle cosiddette mansioni gravose (ad esempio operai dell’industria estrattiva e dell’edilizia, conduttori di mezzi pesanti, convogli ferroviari e personale viaggiante, infermieri e ostetrici con lavoro organizzato in turni, insegnanti della scuola dell’infanzia e del nido, facchini, operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti, etc). Altre agevolazioni sono previste per i lavori usuranti e per lavoratori con disabilità.

Le ultime riforme hanno prorogato l’APE sociale, una prestazione assistenziale dedicata a chi non lavora, né ha una pensione ed ha esaurito gli ammortizzatori sociali. Si può percepire a partire dai 63 anni, a patto di avere almeno 30 anni di contribuzione (che diventano 36 per chi svolge attività gravose). E’ un assegno che va in aiuto di particolari categorie, quali disoccupati, assistenti di persone con disabilità, invalidi civili, mansioni gravose.

Per chi invece ha un fondo pensione, la RITA – Rendita Integrativa Temporanea Anticipata - consente di usare in tutto o in parte quanto è stato accantonato nella forma di previdenza integrativa. Se si è occupati e si smette di lavorare, si può iniziare a percepire la rendita a partire da 5 anni prima dell’età prevista dal requisito di vecchiaia; se invece si è disoccupati da più di 24 mesi la rendita può essere richiesta a partire da 10 anni prima dell’età di vecchiaia. La tassazione finale è quella agevolata prevista per i fondi pensione, dal 15% al 9%. Naturalmente la somma anticipata andrà a ridurre la rendita integrativa vitalizia per la quale è stato fatto il fondo pensione.

Per chi ha cambiato lavoro e ha avuto rapporti con diverse casse professionali esiste poi il cumulo gratuito, che consente di ragionare come se si abbia avuto un unico lavoro, utile per poter avere gli anni contributivi minimi per poter accedere all’assegno pensionistico. Le pensioni saranno poi pagate pro quota dal singolo istituto previdenziale. Analoghi meccanismi esistono per il riconoscimento di periodi di lavoro all’estero, a patto che esista una convenzione tra l’Italia e quel Paese. Altre forme per la riunione di contributi suddivisi in più situazioni sono la Totalizzazione e la Ricongiunzione onerosa.

1Elaborazioni Progetica novembre 2019 su “I matrimoni in Italia, 2018” pubblicati da ISTAT nel novembre 2019 (demo.istat.it) e su “Iscrizioni in anagrafe per nascita, 2018” pubblicati da ISTAT nel novembre 2019 (demo.istat.it)
2“I matrimoni in Italia, 2018” ISTAT, novembre 2019 (demo.istat.it)
3“Iscrizioni in anagrafe per nascita, 2018” ISTAT, novembre 2019 (demo.istat.it)

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